10 marzo 2017

Ludi del Bo’

Ai ludi del Bo’

L’attività sportiva è uno dei tanti diversivi allo studio offerti dal Gregorianum, che tra le sue strutture può vantare una piastra polifunzionale (adibita a campo da calcetto, pallacanestro e pallavolo), un campo da tennis ed una sala per il ping-pong.

Su questi terreni si disputano partite e sfide di pregevole natura tecnica; nascono e si sviluppano sane rivalità sportive; si costruiscono amicizie.

Ciò non è tutto: lo sport praticato “intra moenia” funge da preparazione atletica e mentale ai tornei universitari in cui le rappresentative del collegio si vedono da sempre impegnate. Sono assai rari gli anni in cui non si partecipi alla manifestazione sportiva universitaria più importante di Padova: i Ludi del Bo’.

E’ qui che lo sport trova la sua massima espressione e continua ad essere un gioco, in cui, per una volta, l’importante è partecipare e divertirsi.

La presenza più frequente è nei tornei di calcio, ai quali il Gregorianum partecipa quasi regolarmente e talvolta, addirittura, con più squadre divise nelle diverse discipline offerte dagli organizzatori: calcio, calcetto, calcio a sette.

Non di solo calcio vive il collegio: si registrano numerose presenze anche nei tornei di pallacanestro e pallavolo.

La bacheca dei trofei non è ricchissima, ma i ricordi di partite avvincenti non mancano.

Non si possono dimenticare gli incontri con i collegi rivali: le ormai irripetibili sfide con l’Antonianum, le sofferte partite contro i cugini del Mazza sono sicuramente impresse nella memoria di tutti i calciatori gregoriani. Solo per citare gli episodi più recenti, non si può far passare sotto silenzio la grande vittoria contro il collegio Don Bosco che ha portato il Gregorianum ai quarti di finale nel torneo di calcio del 1998; nel torneo di calcetto del 2001, invece, solo la differenza reti ha negato la soddisfazione delle semifinali.

Tuttavia, quello che più conta è lo spirito con cui si affrontano le partite: è bello vedere come ciascuno collabori e si sacrifichi per il bene comune, talvolta con gesti inattesi (come il caso di chi ha consegnato un compito d’esame con trenta minuti di anticipo per arrivare alla partita).

Non si vogliono comunque nascondere le difficoltà: per un collegio così piccolo, trovare un gruppo di quindici, venti ragazzi desiderosi di giocare, tra i mille impegni della vita universitaria, non è cosa facile. E’ proprio questo il vanto del Gregorianum: risolvere i problemi sfoderando un solido spirito di gruppo che, anche dopo le sconfitte più pesanti, conduce gli amici a trovare la gioia di bere una birra in compagnia, felici per essersi divertiti.

Alberto Corso
Studente al Gregorianum dal 1996 al 2002
Presidente degli studenti nell’a.a. 1999-2000


La conquista della Coppa Disciplina

“Papà, ma tu giocavi a calcio quando non facevi ancora il papà?”
Ogni tanto Giacomo, il figlio maggiore, mi interroga sulla prima fase della mia vita (giustamente da lui suddivisa in due: pre e post suo concepimento).
“Se giocavo a calcio? Ero addirittura il capitano della squadra del Gregorianum”.
Chissà che idea si sarà fatto di questo Gregorianum, con l’immaginazione dei suoi quattro anni. Certamente è un occasione felice per tornare con il pensiero a quegli anni.

Non sono sicuro, ma penso che prima di noi nessuno in collegio avesse messo su una squadra di calcio “competitiva”. Era partito tutto da una serie di circostanze favorevoli: la presenza di molti ciabattari con una discreta quantità di tempo a disposizione, tra cui ovviamente il sottoscritto; l’evidenza di qualche elemento calcisticamente di spicco; un sano spirito goliardico di fondo; la possibilità per alcuni di noi di far parte di una squadra di calcio (cosa non facilissima, vista la scarsezza tecnica). Teoricamente eravamo in 60 ragazzi in collegio; praticamente solo circa 12-15 erano poi quelli disponibili a perdere qualche ora per giocare. La prima uscita ufficiale credo sia stata la mitica sfida contro gli amici di Andrea Gatto a Torrebelvicino: posto ameno, sperduto tra le vallate del profondo nord. Quella partita era stata concepita, organizzata e vissuta con estrema partecipazione: vi erano state delle sedute di preparazione fisica, tecnica e tattica. La tensione accumulata era tale per cui molti di noi, per parecchie notti prima di quella partita, si ritrovavano a ripassare gli schemi di gioco ed i movimenti sulla fascia. Il risultato finale sinceramente non ricordo quale fu, ma ricordo in maniera vivida lo schema (1-0-9): un difensore, 0 centrocampisti e 9 attaccanti. L’autonomia fisica fu esattamente di 25 minuti, riscaldamento compreso. La rabbia tra di noi sopita solamente a cena, davanti alla tavola imbandita, ed al vinello, organizzata, questa sì, in maniera magistrale in terra nemica.

Da allora le trasferte a Torrebelvicino sono state un appuntamento annuale fisso; i risultati sono stati altalenanti, comunque sempre scaturiti unicamente dalla bravura dei singoli. A pochi (Delibori e Battaglia…) toccava il compito di giocare a calcio, alla maggior parte di noi invece quello di rizollare il terreno, azzoppare gli avversari, allietare gli spettatori (circa quanti sono i paganti attualmente al Delle Alpi per vedere la Juventus: 7-8 persone). Si sono sperimentati schemi arditi (parrucche colorate), mosse argute (far giocare Gatto con gli avversari), ma alla fine si è compreso che non c’era trippa per gatti (o meglio, essendo in terra vicentina, c’era solo gatto a pranzo per noi).

Insomma era nata una squadra fatta per divertire: gli avversari.

Il passo per partecipare al torneo dei Ludi del Bo’ è stato perciò molto breve. Sulla carta avevamo una quota di persone interessate, circa 15, ed una certa disponibilità di tempo, da parte soprattutto degli studenti di medicina e fisica (così almeno dicevano le malelingue degli ingegneri).

Tutto sommato la prima partecipazione è andata in maniera egregia: consapevoli della relativa competitività, abbiamo prontamente ripiegato su un obiettivo di non indifferente importanza: la Coppa Disciplina. Non potendo ambire alla coppa come vincitori del torneo, abbiamo concentrato le nostre attenzioni sulla coppa come squadra più sportiva. In realtà abbiamo drasticamente azzerato qualunque spirito competitivo, tranne che nei confronti dei compagni di squadra che azzardavano entrate pericolose. Vi sono stati feroci rimproveri nei confronti di chi, tra noi: osava guardare in cagnesco l’arbitro o proferire parola verso gli avversari, tendeva a perdere tempo (pure se era l’unica partita che rischiavamo di vincere), oppure inciampava nelle vicinanze di altri giocatori. Insomma un vero e proprio gioco del “non calcio”. Il risultato è stato comunque meritevole di tutto ciò: l’unica coppa vinta a tutt’oggi (2003 ndr) dal collegio Gregorianum. I relativi festeggiamenti sono stati tra l’altro uno dei momenti più gaudenti del collegio: parata per le vie del centro portando in trionfo la coppa (delle cospicue dimensioni di 8 cm) prima e degno utilizzo della stessa poi come porta-ravanelli in sala mensa.

Riguardo mio figlio, addormentato sulle mie gambe, e penso tra me: che idea si sarà fatto delle mie abilità calcistiche? Mi chiederà mai di andare a fare due tiri a pallone con lui? Mi chiederà di andare pure lui al collegio Gregorianum? Speriamo di sì.

Pauli Teodoro Sava
Studente al Gregorianum dal 1989 al 1997
Presidente degli studenti nell’a.a. 1993-1994