10 marzo 2017

Girolamo Bortignon

“Nuovi sono i tempi. Nuove le correnti di pensiero, che li attraversano. Ogni momento ha e deve avere le sue espressioni originali”. Con questo nitido richiamo agli universitari nel 1967 il vescovo Girolamo Bortignon rivelava anche il segreto delle sue instancabili attività di pastore.

Arrivato nella diocesi di Padova nel ’49, nel prendere coscienza dei problemi che lo attendevano capì subito che la Chiesa doveva prestare particolare attenzione al mondo della cultura. Il dirimpettaio più impegnativo era l’Università, o meglio, il tema della formazione, anche cristiana, oltre che culturale e scientifica delle nuove generazioni. Laureato alla Gregoriana e docente di teologia nei seminari francescani, il vescovo Bortignon possedeva il gusto dello studio e dell’aggiornamento culturale per cui, quasi profeticamente illuminato, promosse tutta una serie di iniziative a favore degli studenti universitari.

Nel gennaio del ’64 inaugurò il “Gregorianum”, il collegio con precisi lineamenti cristiani, culturali e civili per essere d’esempio alla trentina di analoghe istituzioni già sorte o prossime a sorgere in città. Nacquero il CUAMM, il CUMIF, la comunità degli assistenti universitari “Casa Pio X”, la rivista “Studia Patavina”, la fondazione “Storia ecclesiastica padovana”, il collegio universitario “Leopardi”, il Centro Universitario di via Zabarella, la sezione parallela della Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale nel Seminario maggiore.

Puntualmente all’inaugurazione dell’anno accademico e ai convegni di promozione culturale era presente con letture o messaggi con cui incoraggiava la ricerca, invitava alla crescita morale, richiamva i punti della rivelazione cristiana da approfondire nel confronto con la ricerca scientifica. Ebbe rapporti personali con docenti universitari ai quali faceva dono della sua chiarezza teologica e raccomandava la fedeltà alla propria coscienza.

Gli piacevano i libri che fanno pensare. “Non leggo romanzi, sono fermo -diceva- a Manzoni e a Peguy. Preferisco le riviste di teologia e di morale”. Possedeva una ricchissima biblioteca e poichè disponeva di poco tempo per l’aggiornamento, invitava spesso a pranzo o a cena alcuni docenti universitari con i quali toccava problemi di attualità o discuteva sulla cultura trasmessa dalla scuola. Ad un professore, praticamente ateo, che contestava le cinque vie di Tommaso faceva osservare che Dio ne conservava una sesta per coloro che cercano la verità. Venendo un giorno a salutare, presso la mensa gli studenti dell’Istituto Tecnico Marconi, disse che la vera sapienza era come una perla custodita da due valve: lo “studio e la fede”.

Il Movimento studenti della Giac (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) organizzava nei venerdì di Quaresima, presso la chiesa degli Eremitani, la via crucis per i giovani delle scuole superiori. Una volta volle essere presente anche lui e chiese di poter commentare la stazione della Veronica che asciuga il volto di Cristo, intriso di sangue. “Vi raccomando -disse- di guardare alla vostra futura professione anche come a un mezzo per rendere meno pesante la vita del vostro prossimo. Studiate per saper dire le parole giuste e fare le cose che consolano”.

Agli universitari fucini ripeteva: “L’intelligenza è sorella della Rivelazione”. Nella sua vita non disdegnò mai di essere uomo di cultura in ogni stagione della sua vita, anche negli anni della vecchiaia. Il Concilio Vaticano II lo vide attentissimo al cambiamento religioso, culturale, sociale, politico anche delle nostre comunità diocesane. Per questo non invecchiò mai nel suo modo di pensare e costituì un punto di riferimento umano e cristiano per tante persone.

Nella storica lettera pastorale sulla scuola dell’11 febbraio 1952 egli, rivolgendosi agli studenti, scrisse: “Aspirino gli studenti ad essere, con l’aiuto dei loro docenti, uomini forti, in grado di diffondere intorno a sè il bene e di dirigere gli altri con chiarezza di principi”. Fu lo stile della sua vita di pastore e di maestro. Può essere una proposta importante anche per gli universitari del Gregorianum.

Alfredo Contran
Già direttore della “Difesa del Popolo”