Nicolò Dallaporta al Gregorianum

Ciclo di conferenze con Nicolò Dallaporta

dicembre 1967

Nel 1967 il Collegio Gregorianum ha avuto l’onore di ospitare un ciclo di conferenze di Nicolò Dallaporta, fisico italiano, nato a Trieste il 28 ottobre 1910. Professore di Fisica teorica (1947-68), di Istituzioni di fisica (1968-70) e di Astrofisica teorica (1970-80) presso l’università di Padova, è stato in seguito nominato professore emerito della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Socio corrispondente (1954) e poi nazionale (1977) dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ha ricevuto dalla stessa (1967) un premio nazionale per la classe di Scienze fisiche.

L’opera scientifica di Dallaporta si è svolta in vari settori, che vanno dalla fisica nucleare ai raggi cosmici, dalle particelle elementari all’astrofisica. La sua presenza è stata determinante, subito dopo la guerra, alla ripresa dell’attività scientifica dell’Istituto di Padova. Tra i suoi principali meriti l’aver costituito a Padova un forte gruppo di ricerche teoriche di astrofisica, esteso ben presto anche alla cosmologia, e l’avere formato una scuola sia nell’ambito della Fisica delle particelle, che in Astrofisica. Si dedicò, specialmente negli ultimi anni della sua vita, anche allo studio di problemi connessi ai rapporti tra la scienza e la metafisica, alla base di tutte le grandi religioni.

Il ciclo di conferenze tenuto in collegio si articola in tre incontri, incentrati sui procedimenti concettuali nella fisica contemporanea, il contenuto della ricerca scientifica e la presenza di Dio nella ricerca.

Nella prima conferenza il relatore si propone di “esporre in modo condensato i metodi e i procedimenti concettuali del pensiero fisico attuale con una certa introduzione storica che abbia lo scopo di differenziare come è adesso da come era fino ad alcuni decenni fa. Questa distinzione equivale a separare e in un certo senso a contrapporre la visuale della fisica classica da quella che, in seguito ai rivolgimenti apportati dalla relatività e dalla meccanica quantistica formano il quadro mentale della fisica contemporanea”.

In seguito Dallaporta si interroga sulla cosiddetta “pittura del mondo. Essa non è una scala sempre eguale che si riproduce in vari ordini, ma è continuamente variabile ed enigmatica ad ogni suo nuovo livello, mettendoci in continua presenza del problematico e dell’ ignoto”. A tal proposito seguono le interessanti direzioni di spinta summenzionate. “Prima direzione: verso l’infinito piccolo. Inizialmente con poche particelle, ossia elettrone, protone, neutrone e neutrino si sperava di spiegare tutto. L’indagine del nucleo ha completamente capovolto la situazione. E’ emerso che il nucleo è composto e tenuto insieme da un gioco di nuove forze: deboli, forti. Si è sperato che tali forze si potessero esprimere in modo matematicamente facile come quelle elettromagnetiche e gravitazionali. Invece compaiono espressioni sempre approssimate e complicate.  L’idea che il mondo macroscopico sia spiegabile mediante il gioco di rotelle microscopiche alle quali tutto si riconduce, se sembrava fungere bene per gli atomi, funziona invece sempre meno quando ci addentriamo nel mondo nucleare. Quindi l’idea che il segreto del mondo, la chiave della sua compressione sia nella struttura della materia appare sempre meno giustificata. Seconda direzione: verso l’infinitamente grande. L’idea precedente che la chiave dell’ interpretazione del cosmo giacesse nell’atomo e che tutto era conseguenza di questo, aveva come correlativo un universo infinito (tacitamente accettata) che riproduceva in scala sempre maggiore le stesse strutture. Invece, tutto il contrario. Come terza direzione vi è l’infinitamente complesso: vediamo anche qui una catena di stati di aggregazione con complessità crescente, le cui proprietà, dovute all’aggregazione, sono essenzialmente le proprietà dovute agli stati di aggregazione e non appaiono in genere come la somma delle proprietà dei costituenti”.

In chiusura il relatore si rifà ai tre infiniti citati per giungere all’idea di Dio nella ricerca: “quando uno scienziato ha acquisito in profondità il senso del mistero del mondo, egli è in un certo senso preparato ed aperto ad accogliere e ad assimilare, se così si può dire, non solo Dio come principio metafisico o filosofico trascendente, ma proprio il mistero di Dio con i suoi lati umani e naturalmente paradossali, nel suo modo di agire, di manifestarsi, di rivolgersi all’uomo, di amarlo, di incarnarsi per lui e di sacrificarsi per lui”.

Qui è disponibile la trascrizione originale del ciclo di conferenze di Dallaporta, una memoria viva e attiva della fisica e dell’astrofisica del Novecento.